Vèna e Bastóm

Questa mostra, partendo dalla geologia, vuole documentare un capitolo particolare dell'attività umana: quello dello sfruttamento industriale della pietra.
Il territorio entro cui si è svolta l'indagine è quello della Verzasca. In una valle racchiusa da tre lati da impervie montagne, sbarrata a sud da una profonda gola, priva di una strada carrozzabile fino alla seconda metà dell'Ottocento, non esistevano le condizioni perché si potessero insediare forme artigianali di qualche importanza.
Fu con la costruzione della strada carrozzabile, che necessitava di molto materiale per la messa in opera dei muri di sostegno, dei ponti ecc., che si cominciò a sfruttare, in modo commerciale, la pietra, vera ricchezza della Valle. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento (1870), a Brione, sorsero dunque le prime cave.
La mostra ha documentato le modalità tradizionali del lavoro - estrazione, lavorazione e trasporto - con la terminologia relativa.
Si è voluto gettare anche uno sguardo sulle condizioni lavorative degli scalpellini, contrassegnate da malattie infortuni e salari ridotti; condizioni di vita sovente pietose, che spinsero alcuni coraggiosi e intraprendenti lavoratori ad unirsi per formare una «lega operaia cattolica» nel 1903.
La mostra si conclude con un pannello dedicato ad alcune opere significative uscite dalle cave verzaschesi dal 1870 in poi; nonché con un ultimo pannello che cerca di fare un bilancio di più di un secolo di estrazioni.